Il Lago di Porta


 Il lago di Porta

descrizione


lago di porta

Area Amministrativa Regione Toscana
Provincie  Lucca e Massa-Carrara
Comuni: Montignoso e Pietrasanta
Area Geografica Pianura Litoranea della Versilia
Atti  di Tutela Rete Natura 2000  SIC (Sito di interesse Comunitario)ZPS (Zona di Protezione Speciale)
SIR (Sito di Interesse Regionale)
Area Naturale Protetta di Interesse Locale
Estensione 159 ettari
Altitudine Da 8 a -2 m a livello del mare
Informazioni Comune di Montignoso uff. Ambiente:Barbara Vietina   Tel. 0585 8271246Email: barbara.vietina@comune.montignoso.ms.it
Centro Didattico WWF di Ronchi  tel. 360234789Email: parco didattico@virgilio.it

 

Come arrivare.   L’accesso più facile è dalla SS 1 Aurelia.   Fra Querceta e Montignoso si trova un’antica torre di mattoni in prossimità della quale è possibile parcheggiare.   Un sottopassaggio alla ferrovia permette un comodo accesso alla parte dell’area umida aperta al pubblico.   Il percorso di visita principale si snoda lungo l’argine del lago.   In zona sono presenti varie associazioni e guide ambientali che organizzano visite guidate.

Descrizione Il Lago di Porta costituisce una realtà d’eccellenza in una delle aree più antropizzate d’Italia e d’Europa. La sua superficie è coperta  da una vasta area di canneto circondata da boschi planiziari ai piedi di uno scenografico sistema di Rupi ricoperte da macchia mediterranea  e da antichi terrazzamenti ad uliveto. Alla base delle Rupi sgorgano le sorgenti che alimentano il Lago. La principale scorre ai piedi di un antica torre Medicea. La sua portata è costante durante tutto l’anno come la sua temperatura di 17°C. 4 sono gli ambienti principali che caratterizzano l’area umida:

  • I boschi umidi (igrofili) di Ontani, Pioppi e Salici;
  • Il canneto (fragmiteto);
  • I chiari ed i fossi;
  • Il cariceto;
  • I prati umidi
  • Le rupi
storia

Il Lago rappresenta l’estremo limite settentrionale del vasto sistema di ambienti palustri che in epoche remote occupavano gran parte della pianura e  di cui faceva parte anche il lago di Massaciuccoli (ved scheda conoscitiva).

Le alture intorno al lago furono abitate prima dai neandertaliani, forse a partire da circa 100.000 anni fa.   Come nel resto del mondo, l’arrivo dei nostri diretti antenati (Homo sapiens) coincise con la rapida scomparsa dei “cugini” più antichi, circa 30.000 anni fa.

Da allora, le colline prospicienti al mare furono abitate con continuità attraverso tutte le epoche della storia.   La pianura fu invece colonizzata solo in parte probabilmente a partire dall’occupazione etrusca e, in modo molto più capillare in epoca romana.   Ancora oggi fra l’argine ovest del lago e l’Autostrada, si trova un importante frammento di strada lastricata romana.   Probabilmente un tratto di uno dei tracciati dell’Aurelia.

Le prime notizie storiche sul lago risalgono all’anno 1244. In un atto stipulato tra i nobili di Corvaia e Montignoso  per questioni di confini a proposito di sorgenti d’acqua salubre, chiamate “Acque della Sanità”, si cita, nelle vicinanze dell’antico forte di Porta, un “Lacum  Salvio“ o “Lacus Salvius”. Il nome di “Porta” , invece, pare risalga alla presenza di una barriera di confine di cui si ha testimonianza in un decreto del 15 maggio 1055. L’importanza del Lago fu rilevante per tutto il Medioevo. La cacciagione  e la sua eccezionale pescosità lo rendevano una risorsa economica di tale  importanza da destare l’interesse non solo dei vicini signori di Massa, ma anche di Lucca e di Firenze che nel 1500 vi edificarono una torre cinta di mura ancora oggi visibili.In quest’epoca  le  barche vi accedevano dal mare e la qualità del suo pesce era tanto rinomata da spuntare sul mercato di Lucca prezzi più alti di quello dei laghi di Bientina   e  Massaciuccoli.

Con l’arrivo di Cosimo I dei Medici  (1500) tutto cambiò. Era intenzione del Granduca  iniziare a scavare il marmo delle Apuane e lavorare in loco il minerale dell’isola d’Elba usando, l’energia del carbone di legna, la forza motrice dell’acqua, dei buoi e delle persone. Servivano campi per produrre foraggio e grano così si inizio a tagliare la macchia di lecci che proteggeva l’entroterra dal vento di mare  ed a bonificare le paludi. Venne deviato il corso del fiume Versilia da Motrone  (lido di Camaiore) verso  l’attuale foce di Cinquale per  riempire le paludi ed il Lago e guadagnare terreni agricoli. Le bonifiche continuarono fino al  ventennio fascista, la fame indusse il governo a bonificarne quasi per intero l’alveo, al fine di estendere le colture, ma subito dopo la guerra la palude riprese il sopravvento.   Ciò nondimeno non fu un buon periodo per il lago perché fu utilizzato come discarica di materiali inerti e, soprattutto, di marmettola, fino agli anni ’80.   Fu solamente negli anni ’90 che, grazie al lavoro delle associazioni ambientaliste locali, che le autorità cominciarono a prendere lentamente e parzialmente coscienza della grande importanza naturalistica di questo sito.

L’area fu inserita nella “rete natura 2000” voluta dalla Comunità Europea e vi fu istituita una ANPIL.   Poco rispetto all’importanza dell’area, ma molto meglio di niente.   Da allora la situazione ha cominciato a migliorare, le discariche interne al lago sono state chiuse, ogni previsione di prosciugamento ed edificazione cancellata ed alcuni abusi edilizi bloccati.   Sono anche stati fatti numerosi interventi di restauro ambientale e sono stati attrezzati dei percorsi di visita, ma il lungo periodo in cui il lago era stato considerato una discarica hanno lasciato una pesante eredità.   Negli stessi anni in cui si istituiva l’ANPIL, venivano condonati impianti ed edifici abusivi, e perfino dopo l’istituzione dell’area protetta abusi piccoli e grandi hanno continuato a “fiorire”, non sempre repressi dalle autorità locali.

Fauna

Il canneto del Lago è popolato da una  miriade di uccelli di piccole e grande dimensioni che trovano in questo ambiente il luogo ideale per nutrirsi, fare il nido, avere riparo, costituendo anche un importante punto di sosta e transito per gli uccelli migratori. Il lago è famoso per il raduno in autunno delle rondini che agli inizi di settembre qui si riuniscono in stormi per mangiare abbondantemente prima di affrontare la lunga traversata verso l’Africa.   Fino a qualche anno fa si potevano osservare stormi di molte migliaia di rondini.   Oggi molto meno per la rapida rarefazione di questo uccello.   La rondine è infatti una di quelle specie che si erano perfettamente adattate agli ecosistemi agricoli tradizionali e che è stata decimata dall’industrializzazione dell’agricoltura e dall’urbanizzazione del territorio.   Ultimamente, altri duri colpo a questa specie-simbolo sono venuti dal cambiamento del clima, dall’inaridimento del territorio e dalla crescita demografica nelle zone di svernamento in Africa.   Incremento demografico che si è tradotto anche qui in distruzione degli ecosistemi ed in una caccia disperata a qualunque cosa possa essere commestibile.

Oltre alle rondini sono ancora presenti regolarmente ben 19 specie di interesse comunitario e 25 di interesse regionale, per la maggior parte uccelli legati al canneto.   Fra questi ricordiamo: il tarabusino (Ixobrychus minutus), la nitticora (Nycticorax nycticorax), gli aironi: l’airone rosso (Ardea purpurea), l’airone cinerino ( Ardea cinerea),  la garzetta (Egretta garzetta) l’airone guarda buoi (bubulcus ibis),  le anatre: il germano reale (Anas platyrhyncos), la moretta tabaccata (Aythya nyroca), il tuffetto (tachybaptus ruficollis), l’alzavola( Anas crecca), la marzaiola(Anas querquedula), i rallidi: la gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), la folaga (Fulica atra), il  falco di palude (Circus aeruginosus) e passeriformi di canneto quali forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon) e la salciaiola (Locustella luscinioides).

Fino ad alcuni anni fa vi nidificava anche il rarissimo tarabuso (Botaurus stellaris), ma recentemente pare che non vi si riproduca più, probabilmente per le dimensioni troppo piccole dell’area e dell’eccessivo disturbo cui è sottoposta.

Grazie alla buona qualità delle sue acqua, il lago ospita un’ittiofauna particolarmente abbondante tra i più comuni si ricorda il cavedano (Leuciscus cephalus), l’alborella (Alburnus alburnus), la tinca (Tinca tinca), la gambusia (Gambusia affinis), la carpa (Cyprinus carpio) il Luccio (Esox lucius).   Sono invece scomparsi i muggini (mugil cephalus) e le anguille (Anguilla anguilla) a causa degli sbarramenti  che isolano il lago dal mare.

Da rilevare anche la presenza di anfibi e rettili; tutti animali estremamente comuni fino a pochi decenni or sono ed oggi molto rari come il tritone (Triturus vulgaris) ed il Tritone crestato (Triturus carnifex), oltre al rospo (bufo bufo) ed a varie specie di rane.    Fra i rettili sono da segnalare specialmente la testuggine palustre (Emys orbicularis), il ramarro (Lacerta bilineata) e la biscia dal collare (Natrix natrix).

Ricchissima è la fauna di insetti, molti dei quali legati alla presenza di acqua, perlomeno durante la riproduzione.   Rilevante la presenza di Libellule e di farfalle rare come la Lycaena dispar, specie a rischio di estinzione.

Flora

Il canneto è l’ambiente dominante del Lago di Porta  Quello di Porta è il secondo più importante fra quelli che oggi sopravvivono in Toscana settentrionale necessario per la vita di numerosi uccelli (v. sopra).  Insieme alla canna palustre (Phragmites australis), che è la specie più diffusa, si trovano specie poco diffuse come la tifa (Typha latifolia) e specie rare come  il Falasco (Cladium mariscus), la Sala (Carex riparia) ed il Sarello (Carex elata), il carice pendula (Carex pendula), con la formazioni di piccoli cariceti.

Nei chiari del canneto e nei fossi, tra le 22 specie molto rare e localizzate, di “interesse  regionale” , si ricordano il Ranuncolo d’acqua (Ranunculus lingua), Morso di rana (Hydrocharis morsus-ra(ae) e zannichellia (Zannichellia palustris), il cardo palustre (Cirsium palustre), la ninfea bianca (Nymphaea alba), l’orchidea palustre (Orchis palustris), il caglio palustre (Galium palustre), il crescione (Nasturtium officinale), l’erba grassa (Veronica anagallis-aquatica), il sedano d’acqua (Apium nodiflorium), l’erba gamberaia (callitriche stagnalis), la menta d’acqua (Mentha aquatica), la lenticchia d’acqua (Lemna minor), la soldanella (Hydrocotyle vulgaris), la mestolaccia (Alisma vulgaris), l’Euphorbia pubescens,il Potamogeton lucens. Inoltre si rammendano: la violetta d’acqua (Hottonia palustris), il trifoglio d’acqua (Menyanthes trifoliata), il limnantemio (Nymphoides peltata), la sagittaria (Sagittaria sagittifolia), un tempo molto comuni  ma che, pare, siano localmente estinte, anche se non è certo

Particolarmente importante è la presenza della brasca Berchtold (Potamogeton berchtoldii) che, in Toscana, è segnalata solamente a Porta.

Altrettanto  ricca è la biodiversità dei prati umidi ( ved. foto n.21) che circondano il Lago, un poliedro di colori tra il verde dei giunchi, dove i gialle si di mescolano al rosa, al viola, al bianco dei semi di tarassaco. I prati sono ricchi di piante comuni come le graminacee selvatiche e le leguminose,  la lupinella (Onobrychis sativa), la calla selvatica (Arum italicum), l’equiseto (Equisetum palustre), di piante meno comuni come la sacerella (Lythrum salicaria), e di piante rare come le orchidee, (Ochis laxiflora, Orchis palustris)

 

Il bosco umido (igrofilo) di Ontani, Pioppi e Salici; occupa circa metà del residuo alveo lacustre (oltre a numerosi frammenti su terreni ex-agricoli che circondano il lago) e costituisce il secondo più grande frammento di foresta igrofila dell’intera Ragione (il principale relitto di foresta igrofila si trova nel Parco di Migliarino-S.Rossore-Massaciuccoli).   Anticamente, foreste di questo tipo occupavano gran parte delle pianure, ma sono stata completamente distrutte per fare spazio alle colture.   Molte delle specie che le costituivano sono però sopravvissute e dove il terreno rimane indisturbato abbastanza a lungo, la foresta ritorna.   E’ quello che è accaduto nell’Aree.

Il bosco è composto in prevalenza da Pioppo Bianco (Populus alba), Pioppo nero (Populus nigra) , ontano nero (Alnus glutinosa) e varie specie di salici; il sottobosco  (ved. foto n.23) è ricco di specie erbacee palustri che si ritrovano anche nei piccoli frammenti di prato umido, come giunchi, equiseti e carici.    Vi troviamo inoltre sanguinella (Cornus sanguinea), frangola (Frangula alnus) e sambuco (Sambucus nigra) che compongono il sottobosco assieme ad erbacee come l’iris palustre (Iris palustris), il luppolo (Humulus lupulus), i carici, la mazza d’oro (Lysymachia vulgaris), la betonica palustre (Stachys palustris), l’althea officinalis e l’angelica (Angelica sylvestris),  Il bosco attuale ha un’origine recente (circa 40-50 anni), ma riproduce molto da vicino gli originari boschi planiziali oggi scomparsi, salvo per l’assenza di specie quali la Farnia ed il Carpino bianco che negli originari boschi planiziali erano presenti.

La vegetazione delle  rupi   è quella tipica della Macchia Mediterranea che progressivamente sta invadendo i terrazzi coltivati  dove ancora sono presenti piante d’Olivo. La vegetazione è ricca di cespugli sempreverdi come: corbezzolo (Arbutus unedo), alaterno (Rhamnus alaternus), lentisco (Pistacea lentiscus), ginestra (Spartium junceum), rosmarino (Rosmarinus officinalis), cisto bianco (Cistus monspeiensis), cisto rosa (Cistus incanus), pungitopo (Ruscus aculeatus) e di erbe come l’asparago selvatico (Asparagus acutifolius) e la valeriana (Valeriana officinalis).

Criticità

Nell’insieme, le condizioni di salute del lago sono nettamente migliorate nel corso degli ultimi 20 anni, ma numerosi fattori ne minacciano il futuro:

  1. Confinazione e Soffocamento urbanistico.  L’attuale confinazione dell’ANPIL, coincidente con quella del SIR-ZPS,  risulta inadeguata.    Da un lato, infatti, esclude alcune zone umide e boschive di notevole interesse naturalistico, dall’altro non garantisce sufficientemente l’area protetta dalla pressione urbanistica che, in questa zona, risulta notevolissima, con gravi conseguenze in termini di inquinamento delle acque, inquinamento acustico, eccessiva presenza antropica ed una miriade di attività abusive solo in parte poste sotto controllo in questi ultimissimi anni. (ved. foto 27)
  2. Carenza idrica.   La portata delle sorgenti è diminuita negli anni ed in estate una parte delle loro acqua viene derivata abusivamente.    Ancor più importante è il fatto che nel corso degli ultimi 30 anni, la piovosità media si è ridotta del 30% circa, malgrado i ricorrenti nubifragi (Ved fig 7-8).   E’ questo uno degli effetti previsti del cambiamento climaltico e sta avendo un impatto rilevante su tutti gli ecosistemi.
  3. Isolamento.   Le acque del lago sono separate da quelle del Versilia, e dunque dal mare, da un’opera idraulica che fu concepita senza tenere conto delle necessità vitali dell’ittiofauna.   Da altri punti di vista la situazione è migliore, ma l’intensissima urbanizzazione della zona circostante pregiudica fortemente le possibilità di passaggio per animali e piante.   La situazione potrebbe peggiorare considerevolmente se i comuni procedessero con alcuni programmi di sviluppo (strade, ed una nuova darsena ed altro ancora).
  1. Indisponibilità dei terreni per interventi di riqualificazione. I principali interventi di riqualificazione necessari sarebbero tecnicamente facili su gran parte della superficie,  ma risultano attualmente impossibili per la mancata disponibilità dei terreni, quasi tutti proprietà di privati indisponibili ad ogni collaborazione.

 

  1. Diffusione di specie esotiche. Sicuramente la Nutria( Myocastor coypus)  danneggia considerevolmente la flora del lago di Porta.   Il ruolo del cosiddetto “gambero killer” (Procambarus clarkii) è invece più complesso.   Per certi versi certamente danneggiano molte specie importanti (ad es. anfibi e molte piante), dall’altro sono essi stessi un ottimo cibo per gli aironi e per altri uccelli il cui incremento in questi anni è dipeso in gran parte proprio dalla diffusione di questo gambero.   Un’altra specie che si sta diffondendo è una tartaruga acquatica di origine americana, la cosiddetta “tartaruga ninja”( Trachemys scripta), i cui eventuali impatti negativi non sono però, al momento, evidenti.

 

  1. Discarica “ex cava fornace”.   Immediatamente a monte del lago, proprio sulle sue sorgenti, in una cava abbandonata è stata realizzata una discarica(ved foto25).   Inizialmente avrebbe dovuto accogliere solamente marmettola che non rappresentava un pericolo per il lago.   Ma col tempo sono stati autorizzati anche altre tipi di rifiuti che, viceversa, producono del percolato inquinante.   Finora non è accaduto niente perché il percolato viene raccolto e portato con autobotti in un’idoneo depuratore, lontano dal lago.   Nel 2014 è stato presentato un progetto per sversare il percolato nel lago, dopo averlo trattato con un depuratore mobile. Il progetto fortunatamente è stato poi ritirato.  Il danno che ci sarebbe stato per  accumulo degli inquinanti presenti nel percolato ( anche se a norma di legge) ed per Il rischio di un malfunzionamento anche minimo del depuratore sono entrambe evidenti.
  2. Zona industriale e via Aurelia.   Molta dell’acqua piovana che raggiunge il lago scorre sui piazzali industriali costruiti a monte e sulla statale, raccogliendo rifiuti ed inquinanti che solo in Parte possono essere intercettati dalle apposite panne installate dall’ANPIL. (ved foto26)
  3. Abusi edilizi.   All’interno dell’ANPIL si trovano numerosi e gravi abusi edilizi, su ognuno dei quali esistono procedimenti pendenti, in alcuni casi da molti anni.   La farraginosità ed inefficacia della legislazione in questa materia è giustamente proverbiale. (ved foto 30 )
  4. Eccessivo disturbo.   L’area del lago di Porta è molto piccola in rapporto alla popolazione residente nel circondario, cui si aggiungono numerosissimi visitatori attirati da questo autentico relitto di un mondo che fu.   Sotto molto aspetti questo è un fatto positivo, ma la costante ed intensa presenza umana impedisce la presenza di specie che necessitano di ambienti indisturbati.   La recente scomparsa del Tarabuso è probabilmente correlata anche a questo.
  5. Abbandono di rifiuti.   Le strade abusive vengono sovente utilizzate per l’abbandono di rifiuti di ogni genere, anche pericolosi come l’eternit. (ved. foto 28)
  6. Presenza di numerose vecchie discariche abusive sia interne che a monte del lago.   Sepolte all’interno ed all’esterna dell’Area Protetta si trova un numero imprecisato di piccole discariche di rifiuti sia industriali che domestici di tipologia diversa che vengono alla luce ogni qualvolta si effettuano per motivi diversi degli scavi.   La presenza di questi rifiuti costituisce un grosso problema nella pianificazione di opere di restauro ambientale in quanto andando a rimuovere i sedimenti si rischia di trovare materiali il cui trattamento ha poi dei costi proibitivi rispetto ai limitati stanziamenti per le opere citate. Inoltre è da rilevare l’inquinamento  in relazione alla discarica abusiva situata sulle colline a monte della zona industriale in via Piedimonte.(ved. foto 29)
  7. Interventi di manutenzione idraulica.    Gli interventi di ordinaria manutenzione, ed in particolare gli sfalci della vegetazione , lungo i corsi d’acqua vengono operati dal Consorzio di Bonifica Versilia-Massaciuccoli senza applicare alcuna norma di mitigazione degli impatti negativi di tali interventi sulla fauna e sulla flora selvatiche, e ciò malgrado reiterate richieste da parte dell’ANPIL  ed uno specifico protocollo d’intesa rimasto di fatto inattuato.
  8. Inquinamento luminoso.    L’estrema densità urbana ed industriale intorno all’ area protetta pone seri problemi di inquinamento luminoso.   Recentemente il Consorzio di Bonifica Versilia Massaciuccoli ha installato 7 punti di illuminazione di tipo stradale intorno ad un suo impianto situato nel cuore del’area protetta senza le necessarie autorizzazioni.
  9. Disturbo causato dai visitatori e gitanti.   La parte principale dell’area protetta si trova all’interno della cassa di espansione del Versilia ed è quindi circondata da un argine alto 5 m.   Il continuo passaggio di numerosi visitatori  reca notevole disturbo agli animali su gran parte dell’area.
  10. Presenza di elettrodotti.   L’area protetta è interamente attraversata da due elettrodotti a 130.000 volt e da diverse linee a basso voltaggio che creano continui problemi per la loro manutenzione.
  11. Prossimità con attività industriali impattanti.   A parte le attività industriali parzialmente abusive che si svolgono all’interno stesso dell’area protetta, nelle immediate vicinanze si trovano un gran numero di impianti che creano forti impatti soprattutto per quanto riguarda il traffico sulle strade immediatamente circostanti, l’inquinamento acustico e chimico, le polveri, ecc.   Particolarmente gravi sono i continui sversamenti di sostanze inquinanti nell’immissario del lago (soprattutto marmettola) e nel Canale Colatore Destro (soprattutto composti azotati e zuccheri alimentari).   Ulteriore aggravante deriva dal fatto che in estate, quando il deficit idrico all’interno del lago è maggiore,  senza autorizzazione vengono derivate acque dall’immissario nel Colatore Destro al fine di diluire la concentrazione di inquinanti. (ved foto 31)
  12. Carenza di vigilanza.    La vigilanza è di fatto operata da un’unica guardia giurata del WWF che opera a titolo volontario.   Il Corpo Forestale dello Stato interviene su segnalazione di cittadini, associazioni o dell’ANPIL, ma nei limiti di tempo imposti dalla ristrettezza del personale e dalla mole dei compiti da svolgere sul territorio.

 

Perdere il Lago di Porta significherebbe perdere l’ultima memoria vivente di cosa la pianura versiliese fu, perdere uno degli ultimi luoghi dove sia possibile fare una passeggiata e peggiorare drasticamente le condizioni di vita dei centri abitati circostanti.   Inoltre non possiamo conoscere il futuro e non possiamo dunque sapere quali forme di vita popoleranno questi luoghi.   Maggiore è la varietà di specie che riusciamo a conservare, migliore sarà l’avvenire, quale che esso sia. Pensiamoci prima di rinunciarci per sempre

 

Itinerari/eventi    Festa del Lago  loc. Renella

Gite guidate rivolgersi a:

Comune di Montignoso,  tel.  0585  8271246, email: barbara.vietina@comune.montignoso.ms.it

Amici della Terra Versilia, tel. 3478406679, email: adtversilia@tiscali.it

Siti informativi

http://sira.arpat.toscana.it/sira/MedWet/MDW_IT51260201.htm

http://www.centrornitologicotoscano.org /