LA DISCARICA FORNACE di MONTIGNOSO sul LAGO di PORTA

“Storia di ordinaria follia” che incombe sulla salute del Lago di Porta e dei Cittadini di Montignoso, Strettoia, Forte dei Marmi.

L’Area Del Lago di Porta è un Sito d’Interesse Comunitario(SIC) della superficie di  159 ettari che costituisce un’area di valore paesaggistico e naturalistico unico.  Il Lago, ricoperto da una vasta superficie di canneto e circondato da boschi planiziali, si estende ai piedi di uno scenografico sistema di Rupi, ricoperte da macchia mediterranea ed antichi terrazzamenti ad uliveto da cui scaturiscono le sorgenti che lo alimentano. La sorgente pridiscarica-ok-1-immagine-cava-viti-fornace-modncipale sgorga ai piedi della rupe della Cerva, accanto ai resti della fortificazione di epoca Medicea che un tempo divideva Pietrasanta da Massa.

Le falde acquifere di questa zona alimentano non solo il lago, ma anche i pozzi dell’acquedotto di via Cugnia che approvvigionano Forte dei Marmi e Querceta. In questo spicchio di paradiso nel 1997 viene autorizzata una “discarica sperimentale di II categoria di tipo B per lo smaltimento dei residui delle lavorazioni lapidee ossia di “marmettola”.  E nella discarica viene accumulata molta marmettola proveniente da Verona.   Un po’ 2015-12-02-ore-15-canale-scolo-madinna-del-cavatore-casetteperché in Versilia tanti preferiscono smaltirla nei fiumi, un po’ perché la politica industriale del marmo ha portato ad una sempre maggiore escavazione sui monti e ad una sempre minore lavorazione a valle.   Con l’incondizionato sostegno dei comuni, gli industriali hanno eliminato quasi tutti i laboratori e con essi gran parte della marmettola che avrebbe dovuto finire a “Cava Fornace”.

Per compensare la mancanza di entrate economiche, si decise quindi di concedere l’autorizzazione a stoccare anche altri tipi di rifiuti speciali “non pericolosi”.

Nel 2001 la provincia di Massa-Carrara concesse la possibilità di conferire per 3 mesi (fino ad un quantitativo massimo di 35.000 tonnellate) di miscele di rifiuti per lo stoccaggio finale (codice CER, Catalogo Europeo Rifiuti, 190202), polveri di abbattimento fumi industriali inceneritori compresi (CER 100203), scorie di acciaierie (CER100202).  Dopo 3 mesi il permesso fu revocato solo per le polveri di fumi industriali.

Negli anni seguenti, si autorizzò il conferimento anche altri codici di rifiuti: terra e rocce (CER da 170501 a 170504),  minerali comprensivi dei prodotti di lavorazione metallurgiche (CER da 170501 a 1791209), materiali da costruzione contenente amianto(CER da170105 a 170605), fanghi di dragaggio e lavaggio di impianti industriali (CER da 170502 a 170506) con un percolato ricco di metalli pesanti, idrocarburi e cloruri.   Il tutto parcheggiato sopra un substrato carsico poroso e permeabile dove scorrono le falde acquifere che alimentano il Lago e l’acquedotto di Forte dei Marmi – Querceta.

Nel 2007 la Ri.MA.VI diventa “Programma Ambiente Apuane Spa” e per commemorare degnamente l’evento la provincia di Massa-Carrara riclassifica la discarica per “rifiuti speciali non pericolosi” rilasciando, per buona misura , anche un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che consente di ricevere 48.000 mc  di marmettola, terree rocce, materiale di costruzione contenente amianto e 13.000 mc di rifiuti prodotti da operazioni di bonifica dei terreni, al fine di regolarizzare quelli illecitamente conferiti dalla RI.MA.VI Spa.

La riclassificazione viene realizzata senza la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e con il parere contrario del Ministero dell’Ambiente, dell’ARPAT, dell’ANPIL del Lago e delle Rupi di Porta”, che sottolineano la necessità di mantenere la discarica per lo smaltimento dei soli rifiuti di lavorazione del marmo(CER 010413).   I motivi erano sempre i soliti: elevato rischio di contaminazione delle falde d’acqua potabile, del Lago e del mare, aggravato dal rischio sismico.

Si forma un Comitato di Cittadini che fa ricorso al TAR di Firenze che, nel 2009, rigetta il ricorso.  Segue un’inchiesta pubblica che rileva anomalie procedurali nelle autorizzazioni, senza però ottenere nessun risultato.  Anzi, proprio durante l’inchiesta Programma Ambiente Apuane Spa chiede di ampliare la discarica aumentandone l’altezza da 20 a 110 mt  sul livello del mare in 15 anni.

Nel 2012 vengono stoccati in discarica terre contaminate con diossina e l’ARPAT risponde a chi si preoccupa che è tutto nella norma.  Chi ha trasportato le terre contaminate è la ditta Furia srl,  di Gino Furia che nel 2013 sarà indagato per illeciti sulla bonifica di Cornigliano (Genova) insieme ad altri imprenditori tra cui Gino Mamone (segnalato dalla Direzione Investigativa Antimafia,DIA, come punta di riferimento ‘ndranghetista in Liguria).

Il 22 dicembre 2014 sarà il turno di Programma Ambiente Apuane a ricevere una informativa antimafia interdettiva che comporta l’annullamento di un contratto con la Regione Emilia per lo smaltimento delle macerie del terremoto, la quale provvederà anche ad incamerare la cauzione depositata.

Nel mese di giugno dello stesso anno Programma Ambiente Apuane aveva chiesto di realizzare un depuratore per il trattamento del percolato della discarica che avrebbe dovuto versare i suoi reflui nel Lago, 80-100 mc al giorno ossia 80.000-10.000 litri giornalieri con il loro carico residuo di metalli pesanti e cloruri. Percolato che la ditta, in cambio dell’ampliamento dei codici CER, si era impegnata a portar via con autocisterne per lo smaltimento, in  impianti autorizzati.

Fortunatamente il depuratore non è stato realizzato. Il 2 febbraio 2016 la stessa ditta, mentre era ancora nella “Black list”, ha ottenuto da GAIA, ente gestore della depurazione, di poter immettere il percolato nelle fogne, nonostante i problemi del collettore del depuratore di Massa.  Al momento non sappiamo se l’allaccio sia stato realizzato, o meno, e come.

Il 22 giugno 2016 la ditta ha presentato domanda alla Regione per una “richiesta di Variante non sostanziale”.   In tale documento si chiede “soltanto” di: variare gli argini della discarica, installare pompe per l’estrazione di percolato, abolire il vincolo di conferire il 70% di “marmettola” ed inerti ed il 30% di altri rifiuti speciali non pericolosi e RCA (Rifiuti  Contenenti  Amianto), modificare la gestione a trincea dell’amianto, smaltire manufatti identificati con il codice CER 170605,  annullare l’esclusione dei fanghi di dragaggio di provenienza marina,  avere una deroga per lo scarico in fognatura dei solfati in quantità 10 volte superiore rispetto a limite attuale.

Forse c’è una incomprensione sull’aggettivo “sostanziale”.

E tutto questo mentre in Versilia si registra un tasso di tumori e malattie cardiocircolatorie più alto della media toscana.

Tra inceneritori, Tallio e discariche ci sarebbe da stupirsi del contrario.