AMPLIAMENTO DI CAMP DERBY

All’apertura i cantieri dell’ampliamento della base americana di Pisa: alberi abbattuti e aree umide asciugate all’interno del Parco di San Rossore con l’assenso di Roma e della Regione Toscana

L’ampliamento consiste nella costruzione di 2,5 km di linea ferroviaria che dalla Stazione di Tombolo porta ad un terminal di 18 mt di altezza (un palazzo di 9 piani) accanto al quale ne sarà costruito uno di dimensione più piccole per accogliere i vagoni che richiedono controlli di sicurezza. Il progetto  prevede anche un ponte girevole sul canale dei navicelli con l’ampliamento del molo esistente, l’attraversamento di due lame e di un canale, l’abbattimento di 937 alberi di cui 380 lecci,164 farnie, 96 pini, 77 farnie con disturbo e danno alla fauna. Le infrastrutture consumeranno 7 ettari di bosco con un coefficiente di “disturbo”che ne interesseranno 36.  Tutto questo in un sito Natura 2000 tutelato dalla Direttiva Habitat e dalla  Direttiva uccelli dell’Unione Europea. L’ampliamento, del costo di 45 milioni di dollari, consentirà di gestire un traffico fino a  2 treni al giorno carichi di materiale esplosivo nel cuore di una riserva naturale e poco lontano dalla Torre di Pisa. Non tranquillizza il fatto che normalmente i treni saranno 1 ogni 2/3 mesi e che il trasporto su rotaia è meno pericoloso del trasporto su gomma.

Il Governo italiano copromotore dell’intervento ha definito  l’opera necessaria alla difesa nazionale esonerandola dal controllo di conformità urbanistica. Quindi a nulla varrà che la sua realizzazione sia in contrasto con il Piano Territoriale del Parco e con il Piano di Gestione delle Tenute di Tombolo e Coltano. Tantomeno sarà vincolante la Valutazione di Incidenza negativa elaborata dal Parco richiesta dalle Direttive Europee citate che ha proposto per il danno subito misure di mitigazione e compensazione scarsamente considerate. Non è stata da meno del Governo nazionale la Giunta regionale che ha trovato giusto tacere e dare parere favorevole, così come la Giunta di Pisa che, nonostante la rilevanza del progetto e dei suoi impatti, non ne hanno informato il Consiglio comunale e la cittadinanza.

Così il 22 settembre 2017 è stato affidato il primo lotto di lavori alla ditta Cimolai Spa con sede a Porcia (Pordenone) che si è aggiudicato il cantiere con una offerta di poco più di 27 milioni di dollari. E probabilmente a dicembre si aprirà una ferita in un’area protetta d’interesse europeo e di valore inestimabile per le comunità locali.

Tutto per ingrandire una polveriera che, tra le altre cose, si trova  a due passi dalla Torre Pendente, all’interno di un’area intensamente popolata e senza che  sia dato di conoscere la valutazione del rischio. E’ vero che la realizzazione della ferrovia ed il miglioramento del molo sul canale dei Navicelli sono interventi concordati fra il Governo Italiano ed il Comando NATO e che il Parco e gli Enti locali non hanno voce in capitolo. Ma è altrettanto vero che gli Enti locali molto avrebbero avuto da dire sulle modalità di esecuzione e, soprattutto, sul come compensare i danni che secondo il Parco sono gravissimi: inquinamento di suolo e acque, impermeabilizzazione, dispersione di polveri, distruzione di Habitat.  Volendo,  avrebbero avuto il diritto, di avanzare ed  imporre delle compensazioni ai lavori di progetto avendo chiaro, però, che la compensazione per un danno all’ambiente non è un altro danno all’ambiente, bensì il restauro di un ambiente già danneggiato.  Ad esempio, per  la realizzazione di una ferrovia, in una delle ultime foreste planiziali d’Italia,   non si può considerare una compensazione la cessione di una caserma abbandonata,  utile per l’ennesima speculazione edilizia, bensì  la creazione di un nuovo lembo di foresta in cambio di quello distrutto.  Nonostante i danni dei cambiamenti climatici è ancora difficile comprendere che la difesa della Biosfera dalla sistematica distruzione in corso è infinitamente più importante della difesa da  un ipotetico attacco nemico.  la Biosfera, infatti, è quella cosa che permette non solo agli italiani, ma all’intera umanità di vivere e che è costituita da tutto ciò che vive, comprese le foreste planiziali toscane.

Ciò detto, appare quanto meno “bizzarro” che in Regione si approvi a maggioranza una mozione per “procedere ad un’attenta valutazione delle prospettive della base militare di Camp Derby per arrivare alla graduale restituzione dell’area nella disponibilità dell’Italia e delle comunità locali”. Forse non si ha chiaro il significato del termine “ampliamento” associato ad un costo di 45 milioni di euro. Ma c’è di più, si sottolinea che la mozione dovrebbe impegnare la Regione ad attivarsi con il governo nazionale per “comprendere quali siano le reali prospettive operative dell’insediamento di Camp Derby” visto che con “la fine della guerra fredda gli scenari sono cambiati….e c’è la necessità di un’attenuazione dell’impatto ambientale”. Evidentemente in Regione ci sono delle difficoltà  a ricevere la cronaca locale, dove purtroppo è stato fin troppo sviscerato quale siano “le reali prospettive operative dell’insediamento” e come  il cambiamento degli scenari stia evolvendo  al peggio, lasciando poche speranze sull’”attenuazione dell’impatto ambientale” e sociale.

Ma proprio  in omaggio alla speranza “che è sempre l’ultima a morire”, si è chiesto ai Consiglieri firmatari che, in attesa di “rilanciare il dibattito” con il governo nazionale, si attivino intanto in casa propria, attuando la legge regionale sulla Partecipazione (n. 46 del 2 agosto 2013) per organizzare un processo partecipativo e dare voce a chi questo progetto lo subisce. In modo che possa quanto meno esprimersi sulle modalità di attuazione dei lavori, sulle misure di sicurezza da attivare e sul risarcimento del danno. Si potrebbe così ottenere dal comando americano di sospendere l’avvio dei lavori fin alla conclusione del processo partecipativo, puntando ad avere delle modifiche che riducano gli impatti del progetto, oltre un giusto risarcimento.